Di recente è tornata sotto i riflettori della stampa internazionale la vicenda di Cambridge Analytica, e dell’utilizzo che questa avrebbe fatto dei dati di milioni di utenti Facebook durante la campagna elettorale americana del 2016, oltre che nel referendum della Brexit e in altre occasioni.

Cambridge Analytica si occupa di varie attività, dalla raccolta dati a partire dalla Rete e da social network, all’analisi di questi per fini commerciali o di propaganda elettorale. Tramite le informazioni provenienti dai siti di portali e piattaforme social è possibile studiare i gusti e le abitudini di ogni singolo utente, compiendo una profilazione psicometrica in base ai “mi piace”, gli acquisti, i contenuti pubblicati, ecc.. Queste informazioni, possono servire sia a un venditore per comprendere le richieste del pubblico sia a un candidato per studiare le strategie di campagna elettorale.

Nel 2015 un ricercatore dell’Università di Cambridge, Aleksandr Kogan, realizzò un’applicazione, che permetteva di visualizzare i profili psicologici della propria identità virtuale basandosi sull’analisi delle attività social, collezionando in totale informazioni di vario tipo di 50 milioni di profili Facebook. Il ricercatore ha successivamente venduto la mole di dati raccolta proprio alla Cambridge Analytica, per svolgere analisi sulle elezioni. La vendita a terzi dei dati raccolti è proibita dalla policy di Facebook. Christopher Wylie, un programmatore che all’epoca dei fatti lavorava per la Cambridge Analytica, ha recentemente sostenuto che Facebook fosse al corrente della cessione dei dati a Cambridge Analytica da parte di Kogan da circa due anni.

Edward Snowden, in un suo commento, ribadisce che ciò che è successo è una naturale conseguenza della natura di Facebook e di come questa guadagna tramite il possesso dei dati. Le aziende che guadagnano denaro raccogliendo e vendendo dettagli di vite private sono state definite chiaramente “società di sorveglianza”. Il loro rebranding come “social media” è il loro inganno di maggior successo. Facebook guadagna sfruttando e vendendo dettagli intimi sulla vita privata di milioni di persone, Non sono vittime, sono complici.

Non c’è da stupirsi del fatto che un’azienda come Facebook, che noi paghiamo con i nostri dati, usi i dati a tal punto da cederli a terzi. Questa è la naturale conseguenza del business delle piattaforme, non è di certo una falla del sistema informatico né un furto vero e proprio di dati.

Le grandi corporation possono determinare aspetti fondamentali della società odierna, in particolare nella definizione di ciò che “è vero” e cosa invece deve essere bloccato/censurato. Inoltre, stabiliscono quali prodotti e servizi sono utili e a chi sono rivolti, quali avvenimenti hanno rilievo, ecc.  Tutti questi aspetti sono commercializzati, resi valore di scambio e, così, risultano parzialmente disponibili per chiunque abbia i soldi per pagare.

Nonostante la natura prettamente commerciale della sua struttura, Facebook dispone della possibilità di decidere arbitrariamente su questioni “etiche” e politiche cruciali: chi e cosa merita di apparire e chi o cosa deve invece essere censurato. Nessun potere istituzionale può oggi vantare la stessa forza in questo campo della rappresentazione. E ciò è certificato dal valore finanziario raggiunto oggi da queste corporation. Quel che deve far riflettere è la nuova forma economica e culturale che impongono queste piattaforme. In questo, Facebook è la più importante poiché riesce a definire il mondo a partire dalla scala individuale.
Oltre a tutti i nostri dati personali, definisce l’amicizia e attraverso questa stabilisce l’ampiezza e diversità del mondo a cui accediamo. Definisce ciò che preferiamo (like) e ciò che facciamo (eventi). Chi e quando, nel nostro mondo, ci fa arrabbiare, esultare, innamorare, ridere, divertire. Tutti questi processi standardizzati e determinati per ogni individuo, non sono mai stati disponibili per nessuno prima d’ora. E questo rende “il voto”, in quanto preferenza aggregata periodica delle preferenze individuali momentanea, una barzelletta. Ed è a partire da questo che bisogna riflettere su quanto questi cambiamenti, in primo luogo culturali ed economici, arrivino a sconvolgere il classico funzionamento della democrazia liberale rappresentativa.

Fonti:
The Cambridge Analytica saga is a scandal of Facebook’s own making
Mark Zuckerberg apologises for Facebook’s ‘mistakes’ over Cambridge Analytica 
Nicola Zamperini: Il volo del calabrone, Facebook e Cambridge Analytica